Risposta al “Comunicato N°1” del 10/02/2020 a firma di Pietro Pirro e Domenico Occhionero

Anche questa volta, come mi è capitato con la precedente “lettera – volantino” datata 10 marzo 2020 di Domenico Occhionero (firmata anche da Pietro Pirro) e alla quale ho risposto il 20/06/2020, vengo in questi giorni a conoscenza, da un altro Socio, della lettera “Comunicato N° 1” scritta e sottoscritta da entrambi i Presidenti Pirro (per la SACA) e Occhionero (per la SCAGM) in data 10/02/2020. Facendo un confronto se ne desume che dal 10/02/2020 da entrambi sarebbe dovuta iniziare la campagna denigratoria nei miei confronti in quanto autore del Libro verità (senza sconti per alcuno) titolato “Una Vita, la Mia Terra (brava gente e …)”. L’arrivo, poi, della nota pandemia Covid-19 ha evidentemente scompigliato i piani dei due nostri eroi e sono perciò chiamato a ribattere alle due lettere in ordine inverso al loro concepimento. Non cambiano niente le due date rovesciate quando i contenuti delle due lettere suddette hanno lo stesso valore e la consistenza di un’unica grossa bugia, poiché priva di argomentazioni a sostegno, che va a sbattere sulle pagine del mio Libro- Documentario a cui rimando e sui ricordi dei pochi Soci ancora in vita che fondarono la SCAGM il 5 aprile 1975 e la SACACoop il 21/11/1984; nel titolo del mio libro i tre puntini finali, per forza maggiore, non possono che essere riservati in cospicua parte ai nostri due campioni!

Il “Comunicato N°1” di cui sopra (per la cui conoscenza si prega di cliccare qui) si compone di 4 pagine e, precisamente, nella prima pagina viene esposto il “Commento” (molto veritiero ed evidente frutto della penna immacolata di Pietro Pirro !!!) al cosiddetto TESTAMENTO esposto dal Vecchio-Storico Consiglio di Amministrazione che il 26/08/1993, dopo 18 anni dalla fondazione della SCAGM fatti di sacrifici, di lavoro intenso e di realizzazioni, ha lasciato ai Soci tutto quello che si trova entrando e visitando il Complesso Sociale, compreso il serbatoio pensile, escluse le antenne dei gestori di telefonia mobile, il macchinario attuale del frantoio e la piccola tettoia della sansa; allungando lo sguardo appena al di fuori della recinzione si notano le 1.000 piante di ulivi (estensione 4 ettari) messe a dimora dai vecchi Amministratori e le altre aree per complessivi 10 ettari prese in fitto dal Comune prima del 1993 e a disposizione per altre future iniziative. Nelle altre tre pagine è semplicemente riportato il testo votato dal CdA nella seduta del 26/08/1993 ed è anche riportato il motivo principale che portò a questa decisione e cioè “il fallimento delle trattative tra la Cooperativa SCAGM e il Socio Angelo Giannangeli per la gestione del frantoio“. Sì, noi siamo (vale per quelli che restano in vita) ed eravamo (vale per quelli che ci hanno lasciato) tutti coscienti di avere fatto molto tranne che avere risolto il problema della “molitura in massa” delle olive (problema ancora attuale purtroppo!) e ciò comportava disguidi e discussioni nel servizio “di molitura a partite” dovuti all’alternanza forzata e cangevole della manodopera addetta al frantoio anno dopo anno e che non ha mai permesso di raggiungere la “commercializzazione dell’olio“. Tentammo per mesi di trattare con il Socio Giannangeli per assicurare almeno la persistenza della stessa manodopera, campagna olearia dopo campagna olearia, ma non vi riuscimmo e quindi, da bravi Amministratori, lasciammo appunto il compito alle nuove generazioni nella speranza di nuove iniziative ed avendo il senso del dovere, riconoscemmo che “il tempo passa per tutti” ed era l’ora di dare il cambio dopo 18 anni.

Capisco quanto siano indigeribili questi discorsi agli “arrampicatori affaristi da un lato e agli scalda sedie e complici ignavi dall’altro” che si sono poi e da tempo insediati nelle due cooperative!

Per controbattere la prima bugia del Sig. Pirro sulla “voragine debitoria” lasciata in eredità quando facemmo testamento, voglio solo ricordare a tutti (vedere il mio libro a pag. 176 della edizione integrale) che a seguito delle nostre dimissioni, nella seduta del nuovo CdA della SCAGM del 16/02/1994, si prese atto, all’unanimità di tutti i nuovi Consiglieri, “…che la situazione finanziaria della Cooperativa non presenta esposizioni debitorie anomale e che ogni voce su presunti buchi finanziari è pertanto destituita di fondamento e frutto di notizie distorte“.

Quando poi lo stesso Pirro chiude la prima pagina del suo “Comunicato N°1” con le sue cinque righe in cui nega che io nel 2004 fui da lui contattato (in qualità di Cassiere di vecchia data) più volte pregandomi di rientrare nel CdA della SCAGM poiché il Presidente in carica (Roberto Bartolomucci) non era capace di amministrare e i debiti della Cooperativa assommavano, ormai, a circa 800 milioni delle vecchie lire mentre nessuna banca faceva più credito, e quando poi aggiunge che io “ebbi sentore che finalmente grazie ai consigli di amministrazione che coprirono quel periodo, c’era di nuovo da spendere (nello specifico 243.970.000 milioni di lire annuali per tutti gli affitti) e non perché il sig. Pietro Pirro lo ha contattato per “salvare la Cooperativa”, il nostro campione si rivela un fantasioso e fallace bugiardo! Mi domando: se c’erano ogni anno tutti quei soldi da spendere, come sono arrivati a 800 milioni di debiti, perché le banche non facevano più credito e perché cambiare gli amministratori se c’era poi da sanare agevolmente la situazione? Sono forse io entrato nel nuovo Consiglio con un colpo di stato (insomma chi vi ha cercato?).

E comunque, senza mandarla per le lunghe, fatte queste debite premesse che in prima istanza volevo del tutto trascurare dato il carattere di “fandonie evidenti” degli argomenti sollevati, rimando il lettore a quella parte del mio libro che tratta di questo specifico periodo della mia vita, passo appunto ad invitare chi mi legge in questo momento a leggere il libro nella sua edizione integrale da pagina 252 a fine pagina 265 e che, per comodità di chi è più pigro, di seguito riporto, riducendone l’ingombro visivo e tagliando quelle piccole parti che non hanno stretto riferimento con la figura di Pietro Pirro:

Nel mese di settembre 2004 fui più volte contattato dal Presidente della SACA Coop Pietro Pirro il quale mi invitò ripetutamente a riprendere la guida della SCAGM poiché la situazione di questa Cooperativa era in condizioni disastrose con circa 800 milioni di lire di debiti ed una presidenza non condivisa, detto in linguaggio digitale, non gradita, detto in linguaggio pre-digitale. Si consideri pure che il fallimento della SCAGM avrebbe comportato anche quello della SACA Coop in quanto la prima era (e lo è anche ora) la proprietaria del complesso sociale (piazzale e fabbricati) in cui svolge la sua attività la SACA Coop stessa. La “mia seconda figlia”, come la chiamava mia moglie, era in pericolo di vita, non potevo che soccorrerla seppure già le avessi fatto testamento e seppure avessi io l’età di 63 anni e avessi una attività professionale finalmente in pieno svolgimento a seguito delle recenti mie dimissioni da Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Guidonia Montecelio che mi avevano liberato molto spazio operativo.
Anche ora, per convenienza personale, avrei dovuto rinunciare all’offerta e puntare i piedi ma come non salvare, dopo i precedenti 18 anni di vita intensa insieme alle due Cooperative Agricole, il frutto del mio amore verso l’agricoltura e i contadini della mia terra? (Se siete interessati a questo mio libro vi invito a rileggere come e perché nacquero le due Cooperative e come sono cresciute!). Sono (im)modestamente convinto, con cognizione di causa, che se non avessi accettato l’offerta la SCAGM e la SACA Coop sarebbero fallite dopo breve tempo. Per farla breve, sta di fatto che il 15/10/2004 si riunisce il nuovo C. di A. così composto: Ugo Rendine (Presidente), Agostino De Arcangelis (vice Presidente), Pietro Pirro (Cassiere), Camillo Ciccotti, Tommaso Lupi, Vincenzo Tuzi, Amanzio Sperandio, Mariano Salvatori, Giuseppe Piccolini, Domenico Mari, Alberto Aureli. Si riportano appresso i contenuti delle sedute successive del C. di A. (e dell’Assemblea dei Soci) più importanti, fino al 5/7/2005 per dare un quadro delle notizie e dei provvedimenti più decisivi affrontati dagli stessi organi.
Il 20/10/2004, nella sua prima seduta operativa, il nuovo CdA. prende atto della SITUAZIONE ECONOMICO – FINANZIARIA della SCAGM esposta dal Cassiere Pietro Pirro ed emerge che in questa stessa data la situazione debitoria complessiva dovuta soltanto agli scoperti bancari, ai rimborsi dei prestiti che avevano effettuato i Soci e all’ultima spesa effettuata per l’ammodernamento del frantoio (senza contare il contributo che avrebbe dato la Regione e la cui pratica doveva ancora essere perfezionata) era di £ 741.880.385. Vi era poi da aggiungere che il frantoio non rendeva, (come sempre non si era pervenuti alla “molitura in massa” e si procedeva con la “molitura a partita” e quindi i costi di molitura continuavano ad essere molto più alti dei ricavi) che era in corso una certa multa da parte della Guardia di Finanza, che si dovevano pagare gli Amministratori uscenti, che c’erano degli arretrati da pagare riguardanti i Rifiuti Solidi Urbani al Comune, i contributi previdenziali all’INPS, una Ritenuta di Acconto errata, gli arretrati alla Microbyt che assisteva la Cooperativa da anni per la contabilità e i bilanci, alcune spese legali e le spese generali per tenere in piedi la Cooperativa (ad esempio le somme da corrispondere alla Sig.ra Rossella Lanciani, moglie del Cassiere, che da tempo, oltre a quello di Segretaria della SACA Coop, svolgeva il compito di Segretaria della SCAGM). Insomma c’era una esposizione debitoria, appunto, di oltre 800 milioni di vecchie lire come lo stesso cassiere Pirro mi aveva anticipato. Sul versante delle entrate si poteva fare affidamento soltanto sulla somma annua di € 96.600, pari a circa £ 187.000.000, di introiti veri per canoni di affitti a favore della SCAGM (si tenga conto che, per fortuna, sul serbatoio pensile costruito, quale ultima opera, nel 1993 dal CdA. storico prima del famoso Testamento, erano state poi installate nell’intervallo 1993/2004 le antenne di quattro gestori di telefonia mobile per cui si riscuotevano regolari pagamenti, mentre erano stati affittati, nello stesso intervallo di tempo, molti altri immobili facenti parte del Complesso Sociale a Soggetti Privati e molti dei quali erano fortemente morosi). A quanto sopra esposto dal Cassiere, facevo notare, che si dovranno poi aggiungere, dopo 25 anni di assenza di manutenzione, le spese per le riparazioni dei fabbricati su cui tutti concordavano, che avrebbero aumentato l’esposizione debitoria ben oltre gli 800 milioni di lire. Un argomento che emerse era anche quello di avere tentato in precedenza di avere prestiti e/o scoperti da parte di alcune banche e di non avere avuto il consenso da queste per mancanza di garanzie. Si aggiunga pure, come vedremo appresso, che emersero altre sgradevoli novità che aumentarono ancora le spese da affrontare.

Dieci giorni dopo era già in corso la campagna di molitura 2004 delle olive presso il frantoio sociale e tutto procedeva con la lavorazione a singole partite, con i soliti inconvenienti degli anni passati (manodopera stagionale non coincidente con quella dell’anno precedente, guasti improvvisi dei macchinari, reclami vari da parte dei Soci…); a peggiorare le cose influì molto anche la “caotica” fornitura e montaggio dei nuovi macchinari della Ditta Rapanelli (Ditta che mi risultava essere sull’orlo del fallimento) eseguiti a ridosso dell’apertura del frantoio e financo durante la lavorazione delle olive; alla Ditta Rapanelli, oltre a tante telefonate di sollecito a tal riguardo spedii anche due raccomandate postali molto dettagliate per documentare la pessima assistenza di quel tempo e ciò mi giovò in seguito come avrò modo di far notare; i nuovi macchinari di cui sopra erano stati ordinati giovandosi di un finanziamento collegato al PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2000 – 2006 della UE, a cui aveva fatto ricorso il CdA precedente al mio reinsediamento. Con la molitura di quell’anno non si poteva fare altrimenti data la recentissima sostituzione del CdA. e quindi si tirò innanzi sperando di potere cambiare in meglio per il futuro. Il 09/11/2004 il CdA, avendo avuto informazione da parte del Cassiere che la locale BPA (Banca Popolare di Ancona), già in passato, avrebbe anche acconsentito a concedere alla SCAGM un prestito a breve solo se ne avessero dato garanzia patrimoniale tutti i membri del CdA (cosa chiaramente non praticabile), su indicazione dello scrivente delibera di richiedere alla BPA un mutuo di € 200.000 previa apposizione di ipoteca, benché superiore al primo grado, sui beni immobili della Cooperativa (di valore ampiamente sufficiente pur se ipotecati per mutui precedenti). Nella seduta del CdA del 23/11/2004, in qualità di Presidente, informo i presenti di avere effettuato alcuni sondaggi sia presso la BPA di Guidonia (che ben conoscevo in quanto ne ero personalmente cliente da circa 35 anni) sia presso la Regione Lazio per avere chiarimenti sul vecchio mutuo di 25 anni di durata e decorrenza 1991 autorizzato dalla Regione e contratto dalla SCAGM sotto la mia Presidenza e quindi ancora in essere, sul quale la Regione concorreva concedendo un contributo su una buona parte della quota interessi da corrispondere al CENTRO BANCA (banca erogatrice del mutuo a suo tempo indicata dalla Regione). Di quest’ultimo mutuo mancavano da pagare 17 semestralità e per estinguerlo occorreva una somma complessiva di € 116.044,94 alla data del 16 settembre 2004; la Regione stessa, qualora la SCAGM avesse estinto questo mutuo, avrebbe girato a favore della Cooperativa, di semestre in semestre, la quota degli interessi a suo carico ammontante ad € 5.388,50 (recuperando la Cooperativa, alla fine delle 17 semestralità, una somma complessiva di € 91.604,50). Considerando che dal 1991 il mutuo con il Centro Banca prevedeva un tasso interessi di oltre il 12% mentre i mutui contratti nel 2005 (cioè dopo l’entrata dell’euro) avevano tassi inferiori al 4% (e quindi era ovvio che sarebbe stato più conveniente prendere un altro mutuo per estinguere il precedente), che la Cooperativa aveva forti esposizioni di scoperto con un certo numero di banche, che tutta la Sede Sociale aveva bisogno di lavori urgenti di manutenzione, che gli affitti, specie per le antenne telefoniche installate sul serbatoio pensile, avrebbero garantito il pagamento delle rate di un nuovo mutuo ben superiore a quello di € 200.000 quindicennale, il CdA, dopo amplissima discussione, delibera all’unanimità di richiedere alla BPA non già un mutuo di € 200.000 ma di € 400.000, di durata 15 anni, di estinguere il mutuo con il Centro Banca, di pagare la Ditta Rapanelli che ha fornito il nuovo macchinario del frantoio per una spesa di circa € 200.000 compreso IVA, e che non è stato ancora pagato, in modo di potere disporre, una volta estinti gli altri debiti, di una qualche risorsa per iniziare le manutenzioni della Sede Sociale. Il 25/01/2005 il CdA prende atto che la BPA di Guidonia è disposta a concedere il mutuo di € 400.000, di durata anni 15 al tasso variabile del 3,50% e (con soddisfazione) ne accetta le condizioni. (Nota di orgoglio personale: il mutuo fu concesso grazie alla consistenza dell’ipoteca immobiliare posta a garanzia e per la mia affidabilità di cui la banca era a conoscenza a seguito dei 35 anni fino ad allora trascorsi quale suo cliente, rapporto tuttora in corso da altri 14 anni). L’08/03/2005 il CdA prende atto dell’avvenuta concessione del mutuo di euro 400.000 e decide di pagare subito la Ditta Rapanelli e di estinguere tutti gli scoperti bancari (estinguendo anche il mutuo del Centro Banca la Cooperativa poté godere del rimborso di € 5.388 per 17 semestralità future da parte della Regione come sopra riportato); furono azzerati anche i vecchi debiti con le banche MPS, BPA, Banca di Credito Cooperativo, Banca di Roma, filiale Foligno, Cassa Rurale, per un importo complessivo di circa 150 milioni di lire, non avendo più da pagare un onere di interessi annui di circa 35 milioni di lire. A proposito del pagamento alla Ditta Rapanelli si ricordi anche che il precedente CdA (Presidente Bartolomucci e Cassiere Pirro) aveva pattuito la fornitura di alcuni nuovi macchinari per il frantoio avendo ottenuto l’impegno formale della Regione Lazio di contribuire con il 40% della spesa (cioè di circa 80.000 euro su circa 200.000 euro complessivi) ma non aveva perfezionato la pratica burocratica/documentaria necessaria per l’incasso del contributo richiesto ai sensi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000/2006 emanato dalla Comunità Europea; personalmente, una volta entrato in carica, il 15/10/2004, essendo venuto a conoscenza di tale carenza mi ero attivato e avevo risolto il problema rivedendo tutta la pratica, recandomi in Regione per i chiarimenti sui dovuti atti e documenti mancanti, sicché si rese disponibile anche questa entrata oltre al mutuo della BPA. A tal punto non posso che esprimere un’altra Nota di orgoglio personale: dal 15/10/2004 all’8/03/2005, cioè dopo 5 mesi dal mio “richiamo in servizio” la SCAGM era salva e non correva più rischi di fallimento anche se di cose da mettere a posto ve ne erano ancora molte come vedremo appresso. Il 22/03/2005 il CdA, preso atto che il Consigliere Pietro Pirro ha manifestato l’intendimento di non potere più fare il cassiere della SCAGM essendo già molto impegnato con la SACA Coop (di cui era Presidente e Gestore della rivendita dei prodotti per l’agricoltura da parecchi anni), delibera, all’unanimità, di nominare cassiere il Consigliere Giuseppe Piccolini con decorrenza immediata; poiché, inoltre, è stato constatato il danno che i Gestori di telefonia mobile hanno arrecato al serbatoio pensile forando la calotta superiore in plastica e dando luogo ad una forte penetrazione di acqua piovana nello stelo del serbatoio con deterioramento (cioè abbondante ruggine nella bullonatura) della flangia di unione delle due parti strutturali del serbatoio posta a metà stelo e nella flangia di ammorzamento tra struttura superiore in ferro e blocco di fondazione in cemento armato alla base dello stesso stelo, si dà incarico al Geom. Roberto Grippaudo (a suo tempo, era il 1993, Amministratore della Ditta che eseguì la costruzione del serbatoio) di redigere una perizia giurata per accollare le spese ai vari Gestori. Pur non verbalizzandolo, faccio notare ai presenti che chi ha amministrato la SCAGM nel periodo 1995 – 2004, cioè nel periodo in cui sono state installate le antenne, non ha però né vigilato né agito per fare compiere i lavori necessari prima del sorgere dei danni! Il riferimento non poteva che essere rivolto a Pietro Pirro che oltre ad essere stato sempre presente nella Sede Sociale, dove gestiva da anni la rivendita dei prodotti della SACA, era anche stato o Cassiere o Vice Presidente della SCAGM fin dal 1995.

Nel corso del 2005, presso il mio Studio professionale, a mie spese e con l’aiuto della brava e volenterosa Agnese Russo mia Segretaria, fu provveduto a risistemare le “Anagrafiche del frantoio delle due cooperative” da inserire nei dati del programma “IL FRANTOIO”, installato nel PC di cui si faceva uso durante le campagne di molitura, avendo constatato che nel periodo1993 –2004 nessuno, sia da parte della SCAGM che della SACA Coop vi aveva provveduto. Cioè si dovette revisionare, per entrambe le Cooperative, i Libri Soci cancellando i Soci defunti e i nominativi dei Soci che erano stati iscritti “più di una sola volta” (questo era accaduto abbastanza frequentemente per la SACA Coop che contava oltre 1.500 iscritti). Lo scopo di questa “messa in ordine” fu quello di potere operare al meglio per la campagna olearia di fine 2005 in cui si decise di applicare prezzi distinti, il prezzo minore per chi era Socio della SCAGM ed era in regola con il versamento delle quote di Capitale Sociale (con uno sconto di 1 euro al quintale), il prezzo maggiore per tutti gli altri ed, in più, per aver un elenco di tutti i clienti del frantoio, che erano né soci della SCAGM né della SACA Coop ma che avevano molito le loro olive nel frantoio sociale e la loro quantità. Quest’ultimi dati servivano, infatti, per redigere correttamente il Bilancio della SCAGM di fine anno 2005 al fine di constatare se la somma degli incassi dovuti ai soci SCAGM + SACA era maggiore della somma degli incassi dovuti al resto dei fruitori del frantoio sì da risultare: mutualità prevalente = incassi da soci/incassi complessivi >50%. Il lavoro di ricostruzione delle Anagrafiche e dei Libri Soci comportò un impegno non indifferente se si considera che per la SACA c’era da rivedere n° 6 registri, scritti a mano, per un totale di oltre 1.800 iscritti (che poi si ridussero a circa 1.500 dopo le correzioni) e che per la SCAGM si trattò di riconsiderare la situazione di oltre 250 iscritti (tra defunti e viventi). Altra perla: nell’Anagrafica riportata nel PC, al programma “Il Frantoio”, si trovarono circa 400 nominativi inseriti nella campagna olearia dell’anno 2004 come Soci SACA pur non essendo né soci SACA né soci SCAGM. Un altro grande lavoro fu quello di “sviscerare” il giusto uso del software “Il Frantoio” di cui non era stato fornito il manuale adeguato e che fino ad allora era stato usato “alla garibaldina” senza curarsi di fare le cose giuste; furono necessarie svariate telefonate alla Società che lo aveva venduto e che inviò il manuale d’uso e le informazioni adeguate. A seguito di una ricognizione meticolosa delle utenze e dei contatori in essere all’interno del Complesso Sociale, sia per l’energia elettrica che per il servizio telefonico e sia per l’acqua potabile fornita dal Comune, se ne ricavò un risultato sconcertante per cui tutte le 7 utenze dell’energia elettrica, comprese quelle della SACA Coop e dei vari affittuari, erano collegate ai soli contatori della SCAGM e questa ne pagava i consumi da 8 anni mediamente; era inverosimile specie se si considerava il fatto che la SACA Coop era nata per essere “la stampella della vecchiaia della SCAGM” ed invece la SCAGM la si sfruttava da anni e ciò era ancor più aggravato dal fatto che “l’eterno Presidente della SACA” Pietro Pirro era stato anche Cassiere e/o Vicepresidente della SCAGM dal 1995 al 2004! Da quanto sopra emerso, tenendo anche conto che non si era mai provveduto all’aggiornamento ISTAT del canone di affitto a favore della SCAGM, per rimettere i conti a posto tra SCAGM e SACA Coop si era arrivati a conteggiare e convenire un arretrato dei pagamenti di € 11.559,58 dovuti alla SCAGM e al pagamento di €/mese 1.217,70 + aumento ISTAT annuale per il nuovo canone di affitto a partire dal 01/07/2005 (al netto IVA e compreso fornitura acqua potabile). Si era pure convenuto di installare un nuovo contatore a nome della SACA per l’energia elettrica. I contatori dell’energia elettrica vennero imposti a tutti gli inquilini e si dovette anche richiedere all’Enel la posa in opera di un trasformatore più potente all’ingresso del Complesso Sociale. Una terza perla emersa durante l’anno 2005, sconcertante sotto ogni punto di vista, fu il constatare che il Presidente della SACA, oltre a gestire il punto vendita cooperativo in cui vi lavorava insieme alla propria moglie e al proprio figlio, ad un nipote e al figlio del “fotografo di Montecelio”, aveva di fatto aperto un negozio nel vicino paese di Marcellina risultandone imprenditori la propria moglie ed il cognato (fratello, cioè, della propria moglie), in cui si vendevano le stesse tipologie di merci vendute in Cooperativa (cosa assolutamente vietata dallo Statuto) ed in più vi era un continuo scambio di merci tra Cooperativa e negozio privato effettuato a mezzo di un camioncino, di proprietà SACA, condotto dal proprio figlio il quale era stipendiato dalla SACA. L’insieme di tutte le suddette evidenti storture furono da me più volte, privatamente, portate all’attenzione del Presidente della SACA per indurlo a cambiare atteggiamento e a farlo alla svelta data la gravità dei fatti; gli feci notare pure che non era corretto che ad amministrare la SACA fosse lui stesso, come Presidente del CdA, essendo contemporaneamente anche il gestore del punto vendite cooperativo poiché questo comportava la sovrapposizione di due figure nella stessa persona (quella di Controllore e Controllato); altre annotazioni che gli feci, sempre privatamente, consistettero nel fatto che molti Soci si lamentavano con me dei prezzi dei prodotti venduti perché erano più alti che altrove e che non mi risultava che a fine anno si procedesse all’inventario delle rimanenze di magazzino per potere poi stilare un bilancio credibile; altra ed ultima mia osservazione fu il ricordargli (lo avevo fatto pure 12 anni prima) che sarebbe stato opportuno “informatizzare” l’attività di rivendita dei prodotti per assicurare più trasparenza e correttezza di gestione (non si capisce come a fine anno e per la preparazione del Bilancio a consuntivo si potesse stabilire quanto avevano speso i Soci SCAGM + SACA durante l’anno e quanto avevano speso tutti gli altri frequentatori per ricavare la verifica essenziale di bilancio “spese dei soci/spese non soci > 50%“ cioè per verificare se nella SACA c’era stata mutualità o no durante l’anno del consuntivo. Infine gli raccomandai di convocare le Assemblee avvisando tutti i Soci (cioè circa 1.500 soggetti) con le modalità previste nello Statuto e non limitarsi a mettere un foglietto formato A4 nella bacheca del negozio avendo come risultato una presenza massima effettiva di non più di 10 Soci e di alcune deleghe in rappresentanza di altre 20/50 presenze virtuali (si tenga conto che lo Statuto largheggia molto in fatto di deleghe ammettendo 10 deleghe a Socio). In forma riassuntiva feci presente che non si poteva continuare a gestire il punto vendita come fosse una BOTTEGA privata e non una COOPERATIVA! Non fui ascoltato e fui indotto a comunicare le inadempienze più importanti e a verbalizzarle in una Assemblea dei Soci SCAGM del 29/09/2006. A proposito di tale Assemblea sarà bene fare alcune precisazioni a cominciare dalla seduta del CdA. del 19 settembre 2006 in cui si decise di convocarla; era presente anche Pietro Pirro e si stabilì, all’unanimità, di svolgere l’Assemblea il 30/09/2006; dieci minuti dopo la chiusura della seduta, mentre alcuni Consiglieri erano già andati via e ed altri stavano abbandonando la seduta il Pirro mi disse che il 30 del mese di settembre non poteva essere presente in quanto “doveva andare in ferie”; all’epoca occupava in affitto la sala riunioni l’Associazione “La Primavera” e quando, nei giorni successivi, feci presente della riunione della Assemblea della SCAGM fissata per il giorno 30 settembre c.a. questa Associazione mi fece presente che non si poteva fare poiché anche loro avevano convocato una riunione; fui ben felice di anticipare, in accordo con l’Associazione, al 29 settembre la nostra riunione e lo feci sapere subito al Consigliere Pirro per indurlo a venire ma costui mi confermò che “non poteva venire poiché doveva prepararsi(!?) per le ferie”; l’assenza in Assemblea del diretto interessato fu per me un grande dispiacere in quanto avrei tanto preferito che lui, al cospetto di un nutrito numero di soci, avesse controbattuto alle mie argomentazioni che altro non erano che fatti reali ed, anzi, la sua assenza mi limitò nell’esporre “tutti i fatti” che avrei voluto portare a conoscenza; non verbalizzai, ad esempio, che la SACA non pagava i consumi ENEL da 8 anni, non pagava i consumi telefonici, l’acqua potabile al Comune, accollando il tutto alla SCAGM cui erano intestate le forniture, che c’era un continuo scambio di merci con la rivendita di Marcellina con uso di camioncino, di proprietà SACA e condotto dal figlio del Presidente SACA pagato dalla SACA, che non convocava bene le Assemblee limitandosi ad affiggere un semplice avviso, formato A4, alla bacheca del punto vendita, che la SACA era stata trasformata in una BOTTEGA padronale; non feci votare i presenti sui punti all’ODG limitandomi all’esposizione dei fatti e al dibattito conseguente sperando in un cambiamento di rotta degli Amministratori della SACA e di Pietro Pirro in particolare!

Da allora si aprirono, inevitabilmente, da parte della famiglia di Pietro Pirro (cioè lui Presidente, moglie Segretaria e figlio operaio addetto vendite) le ostilità più perverse e calunniose nei miei confronti e lascio immaginare, essendo loro tutti i giorni presenti presso il Complesso Sociale, quale discredito abbiano seminato rivolgendosi per mesi, e giorno dopo giorno, agli altri lavoratori dipendenti della “bottega” dicendo loro che li avrei licenziati se avessi allontanato il loro Presidente, ai 7 inquilini morosi, a cui avevo imposto il contatore dell’Enel e il pagamento degli arretrati, che li avrei sfrattati se non avessero pagato, ai moltissimi frequentatori del punto vendita a cui giorno dopo giorno facevano il lavaggio del cervello, senza possibilità di contradditorio da parte mia, e a cui raccontavano “balle su balle” quale, ad esempio, di avere assunto l’Arch. Tarek mio amico, di pagarlo profumatamente, che costui non sapeva condurre il frantoio, che era soltanto una spesa ed una spia a mio favore e che bisognava mandarlo via ecc.. ecc… Aggiungiamo anche il fatto che queste calunnie erano martellanti e attecchivano su gente che frequentava il punto vendita e che io non conoscevo affatto in quanto i soci SACA erano circa 1.500 e che tra i soci SCAGM non conoscevo gli eredi dei defunti, poi a loro subentrati, né tanto meno i nuovi Soci che si erano iscritti dal 1993 al 2004 (periodo di mia assenza in cooperativa). Tutto quanto sopra mi sconvolse e tuttora mi turba molto specie se ripenso al mio vecchio, caro amico, fondatore, socio e per tanti anni membro del CdA della SCAGM, mio sostenitore convinto, sempre presente sia in occasione di tornate elettorali per il Consiglio Comunale di Guidonia Montecelio, sia in tante occasioni di carattere operativo e organizzativo riguardanti entrambe le Cooperative (potrei scriverci un altro libro se dovessi illustrare le battaglie che abbiamo affrontato insieme). Questo mio amico era Mario Pirro, papà di Pietro Pirro, che ci lasciò il 4 agosto 1994 all’età di 70 anni e da allora “residente nel Cimitero di Montecelio” in un loculo, a due passi dalla tomba dove riposano mia madre e mio padre, davanti al quale spesso mi fermo e prego e penso quanto mi sarebbe stata preziosa la sua presenza per dissolvere la controversia in atto con suo figlio facendolo rientrare sulla corretta strada. In seguito inviai anche una lettera alla mamma di Pietro (praticamente eravamo stati amici di famiglia al tempo di Mario in vita) per darle spiegazione del perché ero in conflitto con suo figlio, quanto ne fossi dispiaciuto e quanto avrei desiderato che fossero azzerati i motivi del dissidio. Purtroppo, in quel frangente di tempo la Signora era ricoverata in ospedale e la lettera finì nelle mani di Pietro e lì restò. Così iniziava la breve mia lettera: “Per la Sig.ra Matilde Pirro, in forma confidenziale, che invito a leggermi in solitudine e poi, a sua discrezione, a parlarne con altri”.

CONCLUSIONI
Non ho altro da aggiungere poiché i fatti documentati parlano a gran voce con il linguaggio scintillante della ragione e della verità ed aggiungo che le difficoltà in cui versava la SCAGM erano in grande parte conseguenza degli abusi che sulla SCAGM erano stati compiuti soprattutto dal suo Cassiere Pietro Pirro che era anche (non dimentichiamolo) Presidente e Gestore della SACA (sempre con il vecchio marchio di Controllore e Controllato tuttora in evidenza). Ricordiamolo ancora una volta, egli era ogni giorno presente presso il Punto Vendita ed era Cassiere della SCAGM mentre sua moglie era Segretaria sia della SCAGM che SACA mentre il proprio figlio scarrozzava tra la Sede Sociale delle Cooperative ed il Negozio di Marcellina. Insomma con un Presidente (Bartolomucci), segnalato dal Pirro non all’altezza dei compiti e, si presume, abbastanza assente sulla scena, come si potevano compiere tutti i danni provocati alla SCAGM e cioè affitti mal pagati, spese per telefono ed energia elettrica ed acqua e tante altre cose tutte messe a carico della SCAGM pur se operava, di fatto, solo un mese all’anno durante la campagna di molitura) ecc… ecc… (tutto lo pagava pantalone!).

ALTRE CONCLUSIONI (ragionare, guardare avanti e non raccogliere le provocazioni)
Quali sono le soluzioni per la sopravvivenza delle due Cooperative, considerando soltanto l’avanzato stato di età dei componenti degli attuali Consigli di Amministrazione:
1) Non tirare alle lunghe e pensare allo sviluppo senza sfasciare niente (nessuno deve volere questo! A mettere in piedi le Cooperative c’è voluto molto, a demolirle occorre pochissimo!)
2) Cambiare gradatamente, ma anche velocemente, il Regolamento Interno e lo stato attuale degli Organi Amministrativi, fare un Bando Pubblico per aprire le porte a giovani Laureati e Diplomati in Agraria perché si attui un programma decennale di sviluppo del tipo da me proposto al C. di A. il 20/01/2010 e che ho riportato sul mio libro, che, come allora, fornisco gratis a SCAGM e SACACOOP; pensare sempre alla grande e poi fare il passo secondo la gamba, mai partire da Programmi pauperistici e simulare quei Soci della SCAGM che nel 1976 volevano fare il frantoio nell’ex mattatoio di Montecelio!!!
3) Ricominciare con la Lotta Fitosanitaria condotta per tutti i Soci (SCAGM e SACA) dalla Cooperativa SCAGM e molire in massa le olive facendo ogni sforzo al riguardo per potere, finalmente, arrivare alla commercializzazione dell’olio
4) Sperimentare un nuovo tipo di coltura delle olive, ad esempio “a spalliera”, pensare anche oltre gli ulivi come alla “Agricoltura verticale idroponica” da esercitare all’interno dei tanti capannoni industriali abbandonati ed esistenti nel nostro Comune, alcuni dei quali in vicinanza dei Mercati Generali nella Tenuta del Cavaliere ecc…
Si potrebbe continuare con tante altre proposte.

RIFLESSIONE:
A qualche lettore, che non fosse né Socio SCAGM né Socio SACACoop, verrà senz’altro da chiedersi perché interessarsi dei problemi delle due Cooperative di cui sopra.
La risposta è semplice: la SCAGM conta oltre 200 Soci ed è proprietaria del Complesso Sociale in località Casette di estensione mq 8.000 e valore superiore a 2 milioni di euro, da ospitalità alla SACACoop per la rivendita dei prodotti per l’agricoltura, ha un frantoio sociale di potenzialità molitoria ragguardevole, dispone di una ulteriore area limitrofa di 10 ettari, ottenuta in affitto simbolico dal Comune, dove ha impiantato 1.000 piante di uliveto sperimentale di estensione 4 ettari e, quindi, dispone di ulteriori 6 ettari per condurvi altre iniziative per altre colture; la SACACoop conta più di 1.500 Soci ed ha una capacità di movimento merci (se gestita bene) di oltre un milione di euro. Da quanto sopra e dal fatto che oltre il 90% dei Soci sono cittadini di Guidonia Montecelio ne deriva che entrambe le Cooperative rappresentano una realtà importante per l’economia del nostro Territorio e, se fossero condotte più oculatamente puntando a traguardi ambiziosi, avrebbero effetti positivi sull’intera Comunità locale.

Ugo Rendine


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